Allehelgens's profileL'antro Oscuro della Bel...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
Definizione di un OmuncoloTribale, Triviale, traviato, insultato, melanconico, lascivo, resistente, piccolo, regale, re e principe, servo e schiavo, libero, porco, romantico, insurrezionale, triste, euforico, fragile, intrattabile, grato, fratello e amante, orgiastico, mercurio, oro, argento, miracolo, miracolato. inutile lista. non so definirmi. Stupido Disincantato, fugace, solitario, dannatamente perso nel ventre di una sola persona la quale mi ha generato, aperto gli occhi. Apprezzare il mondo per un misantropo, amare le donne per un misogino. La missione non è impossibile. Piccole radici insinuanti nel corno nero del bruciore addominale, fragili ossa che si frantumano. Il pesce torna a galla? Povere empie creature. Stupido. Fuggito dal paradiso perchè immenso e responsabile. Caduto nell'inferno limitato alla semplice trastullazione dei sensi. Stupido. Soavi Poteri dell'AnimoLe carezze del vento mi allietano la scrittura. Il calore intransigente non mi tocca più. Solo come sempre in questi momenti mi accingo a dimenticare il passato. O forse a ricaderci. Dolcissima caduta devo ammetterlo. Illusioni. Vivo di quelle da tempo. La mia vita è un semplice travaglio giornaliero privo di qualsivoglia dolore fisico. Ammetto la mia debolezza, anche se fragile è il freno al mio orgoglio che sovente in innumerevoli situazioni mi ha reso forte. Ma è giunta l'ora di apprezzare le ingiurie, le condanne al mio io. Non vi è crescita senza di loro. Non saprei. Mi rapiscono i soavi poteri dell'animo. La vita è un cappioAnnego nella spirale dell'aquilino urlo del mio essere umano. Abbandono la mia gracchiante carcassa a piaceri effimeri, che nulla in confronto del sacro amore possono dare la pace dei sensi. La pace dei testicoli in cancrena non possono, e non potranno mai, trastullare la mia mente. Il semplice fornicare, la vite senza bullone, non regge il quadro di completezza che ho dipinto. La vita è una cappio, io solo posso decidere se infilarlo o snodarlo e dare fiducia al prossimo. Alla prossima. Bramo la donna, ma nel contempo vorrei fosse mia. Non sono abbastanza deceduto nella spirale trasandata dell'amore corporeo per frazionare le due cose. Urlo inceesantemente al cielo di darmi la forza. Dimenticare il passato origliare, la passata complicità. Temo le mille insidie, ma le affronto tutte. Una per una, one by one. Testamento senza eredi. A voi il mio cappio. A me la vita. Magra consolazione. Gracili Sorci VerdiNell'angusta stanza del piccolo e fragile accampamento paterno rimugino su alcuni fatti...la dolce vita fatta di sogni si sta sgretolando e la realtà cozza sempre più con il mio animo segnato. Ho la netta sensazione che la mia vita sia devastata da mille punture di zanzare tigre, infettandomi il sangue che mi addormenta. la risalita è grave, astiosa e a tratti sembra insuperabile ma qualcuno mi ha dotato di un dono raro quanto prezioso; il mio carattere mi permette di risalire ogni volta che cado dal terrazzo in cui muovo i miei passi di mortale. Posso dire di essere nonostante tutto soddifatto e allietato da ciò che la vita mi sta offrendo. Il sudoire della mia fronte non è più un problema. Torno al mio nido soddisfatto di me stesso e degli altri. Forse sono finiti i tempi dei gracili sorci verdi. Ringraziando DioL’acido di metastasi di colibrì fradici mi penetra nel profondo, con l’anima apeironiana che si mimetizza nel cuore nero del prorompente giglio aperto nel culo rotto dell’intera umanità. Nessuna befana o immondizia gastronomica mi può placare la sete che da ormai lunghi anni mi attanaglia lo spirito. Ho voglia di un cucciolo di leopardo che si infili tra le mie braccia leccando e raschiando le ferite aperte da innumerevoli dolori che si scagliano insonni sulla pelle marcita e palindroma del cuore nero dell’inutile sfogo marittimo. “Bile, corrotto acido gastrico, piccolo foro nel cuore nero della sete di vendetta”. Non capisco. Tutti parlano a me, ma nessun concetto si fissa nella mia testa. Nessuno può parlare il mio linguaggio duttile e vagabondo, poliedrico fino al sollazzo totale e inutile di mille peripezie. Piango da solo in un angolo di luce nera, lurido di pelle serpentale e canina diretta al modo insulso di pensare della mia appendice estinta. Solo, e solitario. Grandi sogni dirompenti e rovinati dalle eclissi di mille tramonti, grandine fraudolenta, traviati da continui flussi di sangue. Grazie. Non piùPiccola malinconia. Voglia di uscire dalla spirale di un passato ormai lontano. Protozoi in accumulo di bile esofaga priva di restia passione. Voglia di essere qualcun altro, in un’ altra epoca medievale. Nessuna capacità di essere al di sopra di emozioni contrastanti. Una luce sopra di me veglia, ma io immancabilmente la spengo. Tristemente mi trascino, impotente mi redimo dei miei peccati passati, senza poter riuscire a scavalcare sogni inetti. Profonda colpa, ingiustificata. Sono esente da I.V.A. ma nessuno può togliermi la paura del ritorno. La mia prima vittima sacrificale alberga nelle mie vene. Devo riuscire ad espellere il cancro che infetta il mio corpo, ma sembra che lo voglia trattenere a tutti i costi. Perché ogni cosa ha un costo. Io stesso valgo qualcosa, perché in fondo ognuno di noi ha un prezzo. La valuta è l’amore. Il sentirsi in pace dei sensi, ma privi di fondamento. Struzzi diafani che corrono su campi elisi, mi rimembrano il suo sapore. Il suo caldo nettare che mi pervadeva dritto nel mio nucleo agonizzante. Tre secoli sono passati. Ho abbracciato le tenebre da ormai troppo tempo. La noia fa ormai parte della mia vita senziente, e non ho possibilità di morire per mano mia, né di nessun’altro. La belva è troppo potente, e nessun nemico è per me una minaccia. Non riesco ad andare avanti, piango nel mio loculo disperso nel cimitero che è mia dimora diurna. Ma l’odio mi tiene in vita. Mio padre non posso trovarlo, o forse una piccola parte di me non vuole dover ucciderlo. Astioso girovago per le vie deserte, uccidendo non più per bisogno, ma per sollazzo. Ma ormai anche la caccia è per me una cosa sorpassata. Nessuna emozione adrenalinica attanaglia più il mio corpo. Mi sento morto ormai, anche se ad essere pignoli lo sono già da secoli. La vita? Inspiegabile srotolarsi di insetti fradici di pungiglioni avvelenati, continuo attaccamento ad un ciclo di dolore e noia di un pendolo senza fine. Non riesco a divertirmi. Non più. ImperatoreAngosciato dalla morte iniqua della mia anima, ma allo stesso tempo affascinato dai rostri che albergano nella vallata della morte. Soavi note si susseguono inspiegabilmente nel piccolo e frigido tripudio di carni, tappeti di sesso ornati da voci straziate dal piacevole entrare e uscire di membri turgidi, colti nel pieno delle loro forze. Sono un piccolo e demenziale essere che vaga sperduto in un abisso inutile di iniquità burocratiche, trangugiando un liquido che non mi appartiene, travasando piccole doti di mogli incestuose dirompenti nel lasso di tempo di qui all’eterno. Sono semplicemente il servo di Dio onnipotente, ma di fazione avversa al versante meridionale del monte Sinai. Rare volte rifletto sulla mia lunga vita di mendicante fallito, baratto organi transgenici costipati fino all’osso di eroina meridionale turca. Una flebile luce di candela mi avvisa della mia piccola esistenza, saldo inequivocabile del mio triste libro di demenza intellettuale. Bramosia, polivalenza, matematica quantistica applicata nel mio cervello. E=mc2 non ha senso. Come può l’energia provvedere alla massificazione della luce? Eretico mi chiamano, ignorante mi classificano. Io sono onnisciente. E nessuno può fermare il mio avanzare. La piccola luce mi inonda profondamente interiorizzando un anfibio ormai in decomposizione, che piccolo e insulso si frastaglia nelle proprie magagne giornaliere. Sono privo, privato (comunismo), previdente. Vedo attorno a me le masse informi di carne emancipata, lembi cadenti da braccia troppo corte, liane dai denti marciti, provvigioni gratificanti troppo lontane. La sue silouette impera su altre, programmi ideologici traviati dal suo tesoro scomparso, limitati da traverse decriptate profondamente ferite da insulti improbi e tristemente carontei. La barca attraversa il fiume, anime dannate in travaglio, pompa sangue infetto attraverso le mie vene, grandemente rivoltate da fradici stracci saturi di urina. Senza senso il sesso sovrasta il sole sapiente. Silenzio. Devi fare silenzio. Questo è il bene. Io incarno il male. Ucciderò ancora. Arreco morte per vivere. Ti amo o piccola morte. Per sempre sarò l’imperatore del nulla, con pinguini traditi da inutili orologi, pomposi del loro essere vigenti. Rimango basito. Il mio pasto deve morireNel corso di millenni oscuri le piccole macchine sorvolano il cielo di piccoli esseri senzienti comunemente detti merda. La sostanza anfibia ormai in fattispecie più breve del mondo. Nessuno ha la pignoleria di lasciare allibiti i detti troncati del cordoglio della luce solare, in cui piccoli passeri senza ali volano disperati in cerca di fottuto mangime. Froci si annidano attorno a fuochi fatui di dubbia provenienza alimentando la mia inutile razzia di gelidoscopi attagliati al mio cuore impuro. La notte è la mia piccola culla inondata di veli ignifughi che mi ostacolano la fuga senziente, crogiolandosi nel loro piccolo cuore privo di fondamento medesimo e alcuno. Nessuno comprende le mie urla da tetti coperti di fuliggine bianca, in attesa di qualche piccola preda sradicata dalle sue voglie di donna ninfomane. Potrei diventare il re della soglia aperta, del piccolo frastagliamento di insolite visioni raccordate da grigi ed intensi passeri svolazzanti sulle cime di cipressi caduchi e anziani. Nullità sotto il mio viso inquisitorio si radunano per essere soggiogati dal mio eterno sollazzo. Bere la linfa vitale sulla quale poggia indiscreta la recidiva situazione di vitalità, cancro umano ignobile e avvilente. Giro in cerchi infernali, crepando di inedia, ma riempito delle boriose promesse di colui che brucia il proprio regno rendendolo più forte ed eterno. Lui è mio padre, lui è la via di noi esseri immortali, lui la linfa che scorre in me. Prendo in prestito la loro piccola entità gravosa di giacigli incommensurabili. Non voglio altro che la nullità. Mi sento privato del mio fraudolento essere avvizzito, calunniato dalle mille orge mentali che da solo nella mia stessa simpatia voglio rinnegare. Ho bisogno di volpi arzille. Voglio criceti privi di spina dorsale che si accascino ai miei piedi, privi di ogni dignità, imploranti del mio perdono. Senza motivo alcuno. Resto seduto ad osservare, ascoltare, mille vite trapanano le mie orecchie, mille promesse attanagliano il mio cuore. Ho sete. Devo bere. Poi la visione. Quella celestiale che mai tu puoi dimenticare, sogni la notte e il giorno, in una simbiosi erotica diluita da passioncelle carnali effimere. Mi alzo. L’occhio fisso su di lei. Volgo il mio docile sguardo all’orizzonte di mille tramonti, senza che una sola nota angosci il mio movimento. L’afferro con forza. Per i capelli cerulei, e vedo il suo viso in metamorfosi. Orrore per quello che vede, fascino per quello che sente e inevitabilità per quello che presto diventerà…cadavere. Il mio cibo deve morire. Lei deve morire. E morirà. Già...Perchè mi trovo qui? Qualcuno ha voluto che io vedessi con i miei occhi gli scempi della mia vita? Lascivo, mi trascino da solo verso il mio patibolo di carne, verso la mia contradditorietà rivalsa sui pendii granulei della devianza frigida di castelli in aria di montagna. Lovato, lui è il mio bitorzoluto maniaco che mi ossessiona le notti insonni. La mia beltà lavata da tredici figli abusivi, defunti in religioso silenzio, privi di intelletto e cervicale, ruotano attorno ad immagini di sesso, iracondo e privo di alcuna grandezza. A volte sono solo, a volte in compagnia, a volte non voglio nessuno. Mi sento spento della piccola fiamma che arde dentro di me, un soffio di vento ha reso instabile la mia candela, che si consuma inesorabile. Ma delle mani sono li a tenerla accesa. Magnate di scarpe trans, Kinghy boots. Noia mortale. Inconfondibile ultimatum del mio ego. Compagna. Già... TempoIl tempo passa inesorabile, ma non cede il passo a sollazzi di alcun tipo. Sono incastrato in barriere di petra e tecnologia obsoleta, guardingo su inesplicabili labirinti che si annodano sempre più attorno al mio corpo ormai lacerato da sottili e tenui corde di metallo. Voglio uscire dal nido, affrontare ad visum la stoltezza di negativi, fotografati per la loro debolezza. Paura. Questo il mio pane quotidiano; io lavoro per lei, e lei mi ricambia dei suoi favori più reconditi. Inabissandomi mi rendo conto di non avere un appiglio, mi sento inutile e impotente davanti a certe note solitarie che aleggiano nell'aria viziata di pino silvestre. Sono qui a scrivere su dei tasti neri, partecipi del mio io, iracondi del passggio delle mie dita allungate da mille pensieri. Sono tristemente afflitto, ma il peso non è insopportabile. I miei fardelli sono stati peggiori, il mio io è già stato fin troppo levigato per non lasciar scivolare via questo piccolo carico, ornato di fredda viltà e spensierata uggiosità. Sei tu la mia anima lasciva, tu la piccola felicità del minuscolo paese del mio cuore. Logorrea incofrontabile, dettami dell'anima, spirali Hegeliane che sintetizzano la tesi della mia vita. Ormai più nulla. Il tempo è infinito.....e anche io. Soldi...Tutto ciò che vogliono da me, che pretendono. Vile denaro. Piccoli hobbit corrotti da carta moneta ormai obsoleta ma così di moda. Lievi ti attraversano il midollo spinale e ti lasciano basito delle loro piccole bave di lava che ti bruciano la pelle, senza possibilità di alcun piccolo controllo fradicio di pane azzimo. Piccolo. Sono Piccolo. Ma l'odio è grande per coloro che come un pezzente richiedono debiti senza ritegno alcuno e ti privano della tua flebile e ignobile dignità. Sono un uomo, nulla più. Questo è vero, ma nessuno può calpestare il mio ego in tal guisa. Sono anche Ernesto, un Assassino. Uccido. La mia arma sono le parole, tanto innocue con chi amo, tanto irrisorie per le persone inutili, ma micidiali per coloro che nuocciono al mio animo. Tutto ruota attorno ad un misero sistema solare da pochi spiccioli. Per me sono troppi. Tutta questa fretta solo per dei presenti? Dolce meretrice, brucia tra le fiamme di coloro che ti impalano con il loro fascino. Nessun RimorsoPiccola mia dolce metà, ti prego ascolta i gabbiani che urlano il loro amore nell'aria, gli orsetti lavatori che si distinguono nel mare di melma abissale deturpata dalla bontà della chiese sanscrita, senza fare appello a Maometto di Allah, Kamikaze. Stufo della piccola borghesia (declama la pace!!!) L'eterna solitudine di questi monti allibiti dal fascino di nuvole grigie, piccoli capelli che decadono sul cuscino bagnato da lacrime di gioco collettivo. Stanco di questa vita, ma non voglioso di morire. Ho scelto la vita. Purtroppo la mia voce si sparge dinnanzi a vele nere che di rado si confondono nell'epoca riluttante dei giganti equestri, Poseidoni di immolarità, riciclai di cartapesta ormai in fiamme, che bruciano la lealtà che in poche righe io riesco ad esprimere...In fondo non posso lamentarmi...per questo io posso dire, schierandomi con Keats, che io non abbia alcun rimorso. Perchè?????Dolci piccole gocce di rugiada sul cuore piangente di feti latranti. Nessuno può capire il piccolo pensiero di donzelle innamoratre, ma non pronte per dare il via libera a quei piccoli esserini dotati di proprietà senzienti. Non si vuole affacciare il volto scarno e insanguinato in un mondo privato di possibilità. Passerotti che cinguettano, corse affannate in campi elisi, dolci parole sussurrate alle orecchie nanesche, si rivoltano in odio e discriminazione, in droga e avvenente suicidio. Perchè? L'antro oscuro della belvaCon una piccola memoria ritorno al fato disperso delle mie lungimiranti agonie. Sono nato nella morte, con lunghe unghie e detriti nella terra di nessuno. Il silenzio è padrone della mia virilità mancata, del mio essere gradualmente traviato e raccontato da piccoli demoni interiori che mi fanno rimuginare sul senso delle allodole che volano sui campanili abbandonati di Isaia. Le note si susseguono in una marcia devastante d'amore che non finisce, un piccolo sforzo di vento assente e natio di piccole città grandiose che bruciano senza il fuoco mortale di Agrippina. Il mio nome è nessuno, e nessuno è ciò che sarò tra i pinguini amoreggianti a ore del cucù. Sono solo un essere umano. Nulla più. Ho voglia di brezze marine e di albe montanare che illuminino il nero volto dell'ipocrisia. Hitler direbbe che è colpa di ebrei scabrosi, per puro divertimento e invidia per i loro averi di gran lunga superiori allo stipendio di un imbianchino. Povera politica decaduta. Non esiste più la famosa polis in cui ognuno recava senza alcun timore la propria essenza etica spinto dal un filo filantropico di annientamento. Devil Driver in ascolto senza nessun intento di reclutare una piccola fregna bagnata, con cani penetranti in un piccolo antro oscuro della belva. ......nient'altro......Me ne lavo le mani di pazzi burocrati...insulse scimmie di pura malvagità, fisse sul loro tronetto di giada, boriosi del loro successo finanziario. Beata la vita di chi nel suo piccolo lenzuolo asciuga le proprie lacrime di gioia. Le piccole dolcezze linfatiche di corvi bianchi che volano al di sopara della tua dimora, ormai frivola e obsoleta. Il futuro è qui...tra mille cornamuse che risuonano la marcia nuziale della sposa cadavere. strana a volte la vita; ti riporta all'inizio dei tempi e ti fionda tra gli inetti e rifiuti organici. Postumi di sbronza in soffitta con cantilene marinaresche, mi trapano le orecchie di Mefistofele indignato dal passare così lento degli anni a venire. La tue piccola e celebrale follia mi affascina. Sono nauseato dall'odore di sapienza che emana il corpicino tenue di tua sorella in putrefazione, macchiata fino al midollo di sperma di pedofilo giocondo. Si diverte, è divertente oserei dire. Piccoli batuffoli di carne che aspettano di essere traviati da uomini in nero...la vendetta è esplicita....la carriere è negata....il passo del drogato danzante si abbassa i pantaloni di fronte a cotanta bellezza.....nient'altro...... Cornice di DoloreSeduto sull'ilarità di condizioni umane inesplicabili, prive di ogni forma di sostanza applicativa e menzogna, sono morto. La piccola betty mi sussura frasi di speranza incognita sedata dal fuoco di mille freddure, urlate al mio nome, come dolci ingiurie di morte. Sono abbandonato tra i rifiuti di ciò che ero prima di vivere e morire dettato solo dall'orgasmo multiplo e rarefatti ansimi. l'uccello vola nel mio piccolo cervello abbandonato dal resto del mondo, ignaro dei piccoli tradimenti giornalieri su siti proibiti. Mi manca l'odore ineffabile di carne intrisa di piacere vaginale, reietta al sesso confinato e normale. Volo su case di cartapesta illuminate da fioche luci di giada che riecheggiano senza il sentimento necessario a dire una sola parola in presenza di papi funesti in preda a convulsioni febbrili girate dalla cocaina e dall'estasi dell'astinenza sessuale con suore pie di umore vaginale. Sono uno storpio che gareggia i 100 metri ad ostacoli nelle olimpiadi della vita e cerca di essere tra i primi ma non ci riesce mai. Forse. Voglio una piccola luce di speranza, un suono familiare che mi giunga alle orecchie senza che il mio dolce vagito interiore esploda come un kamikaze su di un edificio troppo elevato. Voglio l'amore. Comprensione. Stanco di comprendere in modo univoco. Comprensione bilaterale. Addio. Mi chiamo ErnestoMi chiamo Ernesto e sono un assassino…ahahah….Wilde si rivolterebbe nella tomba no? Il piccolo buddha mi chiamerebbe al cellulare per dirmi che le orche si confessano nel papale di zio Fausto. Non so come mai le tonache del Monviso sono così in voga oggi, ma posso dedurre che la piccola frenesia è lodevole per gli struzzi. Il mondo animale, che meraviglia…sono felice di vivere ma stanco di sopravvivere. Grande occhio che guardi le mucche muggenti e i leoni leggendi. Ahahahahah…simpatico il cinismo vero? Piccole gocce di rugiada sulla pelle di serpente in cattività che brucia le suole di fratelli non falsi ma veri e propri…e vegeti…la lunga strada della vita collima perfettamente con l’intestino crasso di politici ipocriti e corrotti, fatti di soldi fino al midollo e prostitute della borsa che urlano a mezzo mondo la loro debolezza e droga. Il sole ruota attorno alla terra? Noi siamo il centro di un antro anale fatto di polvere di stelle? Lassù Marx assume inferocito l’oppio più buono che ci sia, senza tracce di lampade ad olio. Strade illuminate da cornuti dirigenti, lascivi di intrallazzi e sollazzi sessuali con strisce bianche di neve corallina. La piccola borghesia nel suo piccolo si frocizza di cazzi neri, senza ritegno delle loro donne stravolte dalla penetrazione di falli newtoniani, detti piccoli idilli del freddo e crudo sesso immorale; nessuno si rivolge senza il Signore a esseri senzienti che defecano sulla testa di formiche operaie vandale, presi per il culo senza alcuna moda estiva che li protegga. La voglia di evadere si rivale sulla demenza senile, rinchiusa in piccole celle ad hoc che ruotano attorno a colline seducenti di carne in putrefazione. Piccoli insetti orbitano attorno a lampadari di cartapesta, privi di alcuna sostanza accondiscendente. Nella nebbia vago da solo, tra palazzi e lucciole, stamberghe e magioni. Cerco la carne per il mio sostentamento spirituale, il mio target quotidiano. Bramo il sangue dei dannati, miseri ed inetti, che cavalcano questo mondo in rovina. Erachele, questo è il nome. La seguo da millenni e lei nemmeno si è accorta del mio morboso interesse. Le luci di sottofondo si infiltrano nella coltre di acqua rarefatta, pizzicando il mio volto immortale. Brucia celestiale pianeta, della sostanza che la vita ti ha donato. Lillipuziane forme sinuose danzano davanti ai miei occhi, quando una tetra figura cambogiana mi contatta. “Non punire. Distruggi.” Questo mi dice. La memoria ritorna all’era dei tradimenti, stregoni fuggiaschi su di scope ormai marcite, che nuotano come libellule su prati verdi soffocati da acquitrini in decomposizione. Brune grandini cadono dal cielo poroso, trasportate da venti graziosi di morte. Il lupo ormai stanco di ululare mi guarda perplesso, e mi incita alla caccia. Le sono dietro. Il sangue mi pulsa nelle vene ormai caduche, una vodka troppo invecchiata non fa bene. Sento profumi di innocenza, e l’odore acre del sesso che si risveglia. Fronde di alberi accompagnano il contatto sublime, la carne si lacera in modo ordinato e tranquillo sotto la morsa di fauci demoniache che ne succhiano il contenuto. È fatta. Lei è mia per sempre. Un pasto. Follia. Orgasmo. |
|
|