alessandro 的个人资料L'antro Oscuro della Bel...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


La vita è un cappio

Annego nella spirale dell'aquilino urlo del mio essere umano. Abbandono la mia gracchiante carcassa a piaceri effimeri, che nulla in confronto del sacro amore possono dare la pace dei sensi. La pace dei testicoli in cancrena non possono, e non potranno mai, trastullare la mia mente. Il semplice fornicare, la vite senza bullone, non regge il quadro di completezza che ho dipinto. La vita è una cappio, io solo posso decidere se infilarlo o snodarlo e dare fiducia al prossimo. Alla prossima. Bramo la donna, ma nel contempo vorrei fosse mia. Non sono abbastanza deceduto nella spirale trasandata dell'amore corporeo per frazionare le due cose. Urlo inceesantemente al cielo di darmi la forza. Dimenticare il passato origliare, la passata complicità. Temo le mille insidie, ma le affronto tutte. Una per una, one by one. Testamento senza eredi. A voi il mio cappio. A me la vita. Magra consolazione.

Già...

Perchè mi trovo qui? Qualcuno ha voluto che io vedessi con i miei occhi gli scempi della mia vita? Lascivo, mi trascino da solo verso il mio patibolo di carne, verso la mia contradditorietà rivalsa sui pendii granulei della devianza frigida di castelli in aria di montagna. Lovato, lui è il mio bitorzoluto maniaco che mi ossessiona le notti insonni. La mia beltà lavata da tredici figli abusivi, defunti in religioso silenzio, privi di intelletto e cervicale, ruotano attorno ad immagini di sesso, iracondo e privo di alcuna grandezza. A volte sono solo, a volte in compagnia, a volte non voglio nessuno. Mi sento spento della piccola fiamma che arde dentro di me, un soffio di vento ha reso instabile la mia candela, che si consuma inesorabile. Ma delle mani sono li a tenerla accesa. Magnate di scarpe trans, Kinghy boots. Noia mortale. Inconfondibile ultimatum del mio ego. Compagna. Già...

Tempo

Il tempo passa inesorabile, ma non cede il passo a sollazzi di alcun tipo. Sono incastrato in barriere di petra e tecnologia obsoleta, guardingo su inesplicabili labirinti che si annodano sempre più attorno al mio corpo ormai lacerato da sottili e tenui corde di metallo. Voglio uscire dal nido, affrontare ad visum la stoltezza di negativi, fotografati per la loro debolezza. Paura. Questo il mio pane quotidiano; io lavoro per lei, e lei mi ricambia dei suoi favori più reconditi. Inabissandomi mi rendo conto di non avere un appiglio, mi sento inutile e impotente davanti a certe note solitarie che aleggiano nell'aria viziata di pino silvestre. Sono qui a scrivere su dei tasti neri, partecipi del mio io, iracondi del passggio delle mie dita allungate da mille pensieri. Sono tristemente afflitto, ma il peso non è insopportabile. I miei fardelli sono stati peggiori, il mio io è già stato fin troppo levigato per non lasciar scivolare via questo piccolo carico, ornato di fredda viltà e spensierata uggiosità. Sei tu la mia anima lasciva, tu la piccola felicità del minuscolo paese del mio cuore. Logorrea incofrontabile, dettami dell'anima, spirali Hegeliane che sintetizzano la tesi della mia vita. Ormai più nulla. Il tempo è infinito.....e anche io.

Soldi...

Tutto ciò che vogliono da me, che pretendono. Vile denaro. Piccoli hobbit corrotti da carta moneta ormai obsoleta ma così di moda. Lievi ti attraversano il midollo spinale e ti lasciano basito delle loro piccole bave di lava che ti bruciano la pelle, senza possibilità di alcun piccolo controllo fradicio di pane azzimo. Piccolo. Sono Piccolo. Ma l'odio è grande per coloro che come un pezzente richiedono debiti senza ritegno alcuno e ti privano della tua flebile e ignobile dignità. Sono un uomo, nulla più. Questo è vero, ma nessuno può calpestare il mio ego in tal guisa. Sono anche Ernesto, un Assassino. Uccido. La mia arma sono le parole, tanto innocue con chi amo, tanto irrisorie per le persone inutili, ma micidiali per coloro che nuocciono al mio animo. Tutto ruota attorno ad un misero sistema solare da pochi spiccioli. Per me sono troppi. Tutta questa fretta solo per dei presenti? Dolce meretrice, brucia tra le fiamme di coloro che ti impalano con il loro fascino.

Nessun Rimorso

Piccola mia dolce metà, ti prego ascolta i gabbiani che urlano il loro amore nell'aria, gli orsetti lavatori che si distinguono nel mare di melma abissale deturpata dalla bontà della chiese sanscrita, senza fare appello a Maometto di Allah, Kamikaze. Stufo della piccola borghesia (declama la pace!!!) L'eterna solitudine di questi monti allibiti dal fascino di nuvole grigie, piccoli capelli che decadono sul cuscino bagnato da lacrime di gioco collettivo. Stanco di questa vita, ma non voglioso di morire. Ho scelto la vita. Purtroppo la mia voce si sparge dinnanzi a vele nere che di rado si confondono nell'epoca riluttante dei giganti equestri, Poseidoni di immolarità, riciclai di cartapesta ormai in fiamme, che bruciano la lealtà che in poche righe io riesco ad esprimere...In fondo non posso lamentarmi...per questo io posso dire, schierandomi con Keats, che io non abbia alcun rimorso.  

Perchè?????

Dolci piccole gocce di rugiada sul cuore piangente di feti latranti. Nessuno può capire il piccolo pensiero di donzelle innamoratre, ma non pronte per dare il via libera a quei piccoli esserini dotati di proprietà senzienti. Non si vuole affacciare il volto scarno e insanguinato in un mondo privato di possibilità. Passerotti che cinguettano, corse affannate in campi elisi, dolci parole sussurrate alle orecchie nanesche, si rivoltano in odio e discriminazione, in droga e avvenente suicidio. Perchè? 

......nient'altro......

Me ne lavo le mani di pazzi burocrati...insulse scimmie di pura malvagità, fisse sul loro tronetto di giada, boriosi del loro successo finanziario. Beata la vita di chi nel suo piccolo lenzuolo asciuga le proprie lacrime di gioia. Le piccole dolcezze linfatiche di corvi bianchi che volano al di sopara della tua dimora, ormai frivola e obsoleta. Il futuro è qui...tra mille cornamuse che risuonano la marcia nuziale della sposa cadavere. strana a volte la vita; ti riporta all'inizio dei tempi e ti fionda tra gli inetti e rifiuti organici. Postumi di sbronza in soffitta con cantilene marinaresche, mi trapano le orecchie di Mefistofele indignato dal passare così lento degli anni a venire. La tue piccola e celebrale follia mi affascina. Sono nauseato dall'odore di sapienza che emana il corpicino tenue di tua sorella in putrefazione, macchiata fino al midollo di sperma di pedofilo giocondo. Si diverte, è divertente oserei dire. Piccoli batuffoli di carne che aspettano di essere traviati da uomini in nero...la vendetta è esplicita....la carriere è negata....il passo del drogato danzante si abbassa i pantaloni di fronte a cotanta bellezza.....nient'altro...... 

Cornice di Dolore

Seduto sull'ilarità di condizioni umane inesplicabili, prive di ogni forma di sostanza applicativa e menzogna, sono morto. La piccola betty mi sussura frasi di speranza incognita sedata dal fuoco di mille freddure, urlate al mio nome, come dolci ingiurie di morte. Sono abbandonato tra i rifiuti di ciò che ero prima di vivere e morire dettato solo dall'orgasmo multiplo e rarefatti ansimi. l'uccello vola nel mio piccolo cervello abbandonato dal resto del mondo, ignaro dei piccoli tradimenti giornalieri su siti proibiti. Mi manca l'odore ineffabile di carne intrisa di piacere vaginale, reietta al sesso confinato e normale. Volo su case di cartapesta illuminate da fioche luci di giada che riecheggiano senza il sentimento necessario a dire una sola parola in presenza di papi funesti in preda a convulsioni febbrili girate dalla cocaina e dall'estasi dell'astinenza sessuale con suore pie di umore vaginale. Sono uno storpio che gareggia i 100 metri ad ostacoli nelle olimpiadi della vita e cerca di essere tra i primi ma non ci riesce mai. Forse. Voglio una piccola luce di speranza, un suono familiare che mi giunga alle orecchie senza che il mio dolce vagito interiore esploda come un kamikaze su di un edificio troppo elevato. Voglio l'amore. Comprensione. Stanco di comprendere in modo univoco. Comprensione bilaterale. Addio.

Mi chiamo Ernesto

Mi chiamo Ernesto e sono un assassino…ahahah….Wilde si rivolterebbe nella tomba no? Il piccolo buddha mi chiamerebbe al cellulare per dirmi che le orche si confessano nel papale di zio Fausto. Non so come mai le tonache del Monviso sono così in voga oggi, ma posso dedurre che la piccola frenesia è lodevole per gli struzzi. Il mondo animale, che meraviglia…sono felice di vivere ma stanco di sopravvivere. Grande occhio che guardi le mucche muggenti e i leoni leggendi. Ahahahahah…simpatico il cinismo vero? Piccole gocce di rugiada sulla pelle di serpente in cattività che brucia le suole di fratelli non falsi ma veri e propri…e vegeti…la lunga strada della vita collima perfettamente con l’intestino crasso di politici ipocriti e corrotti, fatti di soldi fino al midollo e prostitute della borsa che urlano a mezzo mondo la loro debolezza e droga. Il sole ruota attorno alla terra? Noi siamo il centro di un antro anale fatto di polvere di stelle? Lassù Marx assume inferocito l’oppio più buono che ci sia, senza tracce di lampade ad olio. Strade illuminate da cornuti dirigenti, lascivi di intrallazzi e sollazzi sessuali con strisce bianche di neve corallina. La piccola borghesia nel suo piccolo si frocizza di cazzi neri, senza ritegno delle loro donne stravolte dalla penetrazione di falli newtoniani, detti piccoli idilli del freddo e crudo sesso immorale; nessuno si rivolge senza il Signore a esseri senzienti che defecano sulla testa di formiche operaie vandale, presi per il culo senza alcuna moda estiva che li protegga. La voglia di evadere si rivale sulla demenza senile, rinchiusa in piccole celle ad hoc che ruotano attorno a colline seducenti di carne in putrefazione. Piccoli insetti orbitano attorno a lampadari di cartapesta, privi di alcuna sostanza accondiscendente. Nella nebbia vago da solo, tra palazzi e lucciole, stamberghe e magioni. Cerco la carne per il mio sostentamento spirituale, il mio target quotidiano. Bramo il sangue dei dannati, miseri ed inetti, che cavalcano questo mondo in rovina. Erachele, questo è il nome. La seguo da millenni e lei nemmeno si è accorta del mio morboso interesse. Le luci di sottofondo si infiltrano nella coltre di acqua rarefatta, pizzicando il mio volto immortale. Brucia celestiale pianeta, della sostanza che la vita ti ha donato. Lillipuziane forme sinuose danzano davanti ai miei occhi, quando una tetra figura cambogiana mi contatta. “Non punire. Distruggi.” Questo mi dice. La memoria ritorna all’era dei tradimenti, stregoni fuggiaschi su di scope ormai marcite, che nuotano come libellule su prati verdi soffocati da acquitrini in decomposizione. Brune grandini cadono dal cielo poroso, trasportate da venti graziosi di morte. Il lupo ormai stanco di ululare mi guarda perplesso, e mi incita alla caccia. Le sono dietro. Il sangue mi pulsa nelle vene ormai caduche, una vodka troppo invecchiata non fa bene. Sento profumi di innocenza, e l’odore acre del sesso che si risveglia. Fronde di alberi accompagnano il contatto sublime, la carne si lacera in modo ordinato e tranquillo sotto la morsa di fauci demoniache che ne succhiano il contenuto. È fatta. Lei è mia per sempre. Un pasto. Follia. Orgasmo.